Ritorno all'Essere Umani

NOSTALGIE: MALINCONICHE CURE PER L’ANIMA

Fotografia di Enrica Carignani – Incontri sotto il tiglio sacro – Tumbule di Foscjan (Villalta di Fagagna) – 2022

 

 

Nostalgia, Pucundrìa, Saudade, Ferneweh, Sehnsucht: italiano, napoletano, portoghese, tedesco: vocaboli in lingue diverse che indicano, con varie sfumature, il ricordo struggente di qualcosa di piacevole che abbiamo perso.

Le nostalgie si contornano di ovattati sentimenti di gioiosa tristezza, di felice malinconia, da tenui nebbie emergono dettagli lucidi che hanno la consistenza sensoriale, densa e colorata della realtà: un odore persistente, un profumo vaporoso, un colore vivido, una voce affettuosa, una precisa sensazione tattile.

La tendenza nostalgica sortisce un effetto positivo sulla nostra interiorità: ci permette di ricomporre e rielaborare il passato attraverso l’immaginazione, di ritrovare il senso della vita, di ristabilire connessioni di vicinanza con persone conosciute e che conosceremo, ci aiuta ad attribuire valore profondo ad ogni attimo dell’esistenza.

La nostalgia delle “belle idee” politiche, sociali, artistiche di Libertà, Uguaglianza, Giustizia, sperimentate, a volte fallite, si proietta su periodi storici percepiti come “età dell’oro”, condensati concreti di Utopie emotive e sentimentali.

Gli innamorati provano nostalgia per ogni atto d’amore appena vissuto e ciò li spinge a sognare e creare nuove immediate complicità. 

Sul filo della memoria rievochiamo situazioni serene del nostro Passato: l’infanzia inconsapevole e giocosa, gli amori intensi e assoluti dell’età adolescenziale, le corrispondenze amicali di parole e gesti della giovinezza, le relazioni positive e vitali della famiglia.

Le diverse nostalgie ci accompagnano nei momenti difficili, ci confortano e curano con dolce malinconia la nostra anima.

 

Ore estive – Udine, Via Chisimaio n. 23 – Luglio 1968

 

Nella calura del pomeriggio estivo una bambina gioca, rimbalzando la palla contro il muro, cantilenando una filastrocca infantile: “Anna, San Mosè, con un piè, con una mano, batti le mani avanti e in drè…”

… un rumore sfarfallante di cartoline ripiegate e pinzate con una molletta sulla forcella della bicicletta, a simulare il rombo del motore di un’auto: due ragazzini pedalano per uscire dal villaggio, un cerchio rassicurante di casette di mattoni rossi che racchiude due alti caseggiati bianchi, contornati da alberi e cespugli…

… una voce crescente, il richiamo del gelataio che giunge in casacca bianca, con il volto sudato e rubizzo, sul carretto a pedali: un capannello di bimbi in frotta, sapori freschi di crema, limone, cioccolata, dieci lire una pallina, venti lire due… un amico acquista un cono gigante da cinquanta lire, con le paghette settimanali faticosamente risparmiate: la meraviglia di una torre traballante di palline dolci in precario equilibrio…

…sfumature colorate di calzini e sandali infantili: un gruppo vociante corre nei campi estivi che contornano il villaggio alla ricerca di pannocchie da abbrustolire sui falò serali, di more da gustare…

…sciacquio fresco di piedi bollenti dentro il ruscello dal fondo muschioso, un tonfo di chi cade nell’acqua per disattenzione o costretto da una scherzosa spinta…

…grida che si mescolano da più direzioni: i genitori richiamano per la cena: mani lavate in fretta, occultamento di ginocchia sbucciate sotto il tavolo, bocconi veloci…

…la penombra variegata dell’imbrunire avvolge sagomine immerse nei giochi: nascondino, palla avvelenata o prigioniera, campo, gare di corsa…

bisbiglìo sommesso: chiacchiere e confidenze sugli scalini, il marmo cede il calore del giorno alla pelle, prima del sonno…

…prima del sonno si sgranano nella mia mente le ore delle estati vissute e ritorna la nostalgia del tempo leggero e libero della mia infanzia, il tempo del Gioco, un tempo contemporaneamente lento perché dilatato dal piacere della scoperta del Mondo e veloce per la gioiosa frenesia della creazione della Novità, così come il tempo dell’Eros e della Creatività.

…prima del sonno ritorna il ricordo di me – bambina, mentre gioco a palla canticchiando una filastrocca nel pomeriggio afoso di luglio: “…la ruota del mulino, la croce e un bell’inchino.”

 

 

Poesia scelta: I fiumi di Giuseppe Ungaretti

 

Cotici, il 16 agosto 1916

 

Mi tengo a quest’albero mutilato

abbandonato in questa dolina

che ha il languore

di un circo

prima o dopo lo spettacolo

e guardo

il passaggio quieto

delle nuvole sulla luna

 

Stamani mi sono disteso

in un’urna d’acqua

e come una reliquia

ho riposato

L’Isonzo scorrendo

mi levigava

come un suo sasso

 

Ho tirato su

le mie quattr’ossa

e me ne sono andato

come un acrobata

sull’acqua

 

Mi sono accoccolato

vicino ai miei panni

sudici di guerra

e come un beduino

mi sono chinato a ricevere

il sole

 

Questo è l’Isonzo

e qui meglio

mi sono riconosciuto

una docile fibra

dell’universo

 

Il mio supplizio

è quando

non mi credo

in armonia

 

Ma quelle occulte

mani che m’intridono

mi regalano

la rara

felicità

 

Ho ripassato

le epoche

della mia vita

 

Questi sono

i miei fiumi

 

Questo è il Serchio

al quale hanno attinto

duemil’anni forse

di gente mia campagnola

e mio padre e mia madre

 

Questo è il Nilo

che mi ha visto

nascere e crescere

e ardere d’inconsapevolezza

nelle estese pianure

 

Questa è la Senna

e in quel suo torbido

mi sono rimescolato

e mi sono riconosciuto

 

Questi sono i miei fiumi

contati nell’Isonzo

 

Questa è la mia nostalgia

che in ognuno mi traspare

ora ch’è notte

che la mia vita mi pare

una corolla di tenebre.

 

 

Consigli poetici al lettore curioso:

– Ungaretti G., Vita d’un uomo. Tutte le poesie, Ed. Mondadori, 2016.

– Allen W. (regia di), Midnight in Paris, 2011.

– Fellini F. (regia di), Amarcord, 1973.

– Manfredi C., La funzione protettiva della nostalgia, 2016, https://stateofmind.it.                             

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