Gli occhi di un animale hanno il potere di parlare un grande linguaggio. (Martin Buber)
Stupiti, ansiosi, curiosi, disperati, suadenti, angosciati, risentiti, allegri, intensi… gli occhi degli animali ci guardano.
Sguardi cuccioli e fedeli dall’interno sicuro delle nostre case.
Sguardi randagi di pena di chi subisce l’abbandono, la crudeltà, l’indifferenza del passante frettoloso.
Sguardi braccati in fuga da habitat naturali erosi, intossicati, devastati dalla sconsideratezza e avidità umane.
Iridi screziate di teneri fili d’erba boschivi, in uscita dalle tane a primavera.
Sguardi tormentati nelle gabbie di detenzione forzata, pupille segnate da feritoie, pigiate sui camion diretti ai luoghi della tortura e del massacro.
Sguardi azzurri balenanti in correnti marine o guizzanti in onde vivide, in lagune verdi, in lunghi percorsi fluviali e sguardi alati, staccati in volo sciolto dal suolo.
Gli animali ci osservano e ci raccontano un mondo sgargiante e misterioso, le loro storie tenaci e vitali che scorrono intorno a noi, ci parlano della condivisione del Tempo e dello Spazio, del vivere, del gioire e del patire, della comune Origine e del comune Destino di tutti gli esseri viventi.
Dai cieli e dai mari, da vette e abissi, da profondissimi silenzi di libertà, gli animali ci guardano, per ricordarci, ogni giorno, che non sono oggetti o strumenti in funzione dei bisogni umani, ma nostri compagni di viaggio sul pianeta Terra.
Poesia scelta: La ballata della cagna di Sergèj Aleksandrovic Esenin
Al mattino nel granaio
dove biondeggiano le stuoie in fila,
una cagna figliò sette,
sette cuccioli rossi.
Sino a sera li carezzava
pettinandoli con la lingua
e la neve disciolta colava
sotto il suo caldo ventre.
Ma a sera, quando le galline
si rannicchiano sul focolare,
venne il padrone accigliato,
tutti e sette li mise in un sacco.
Essa correva sui mucchi di neve,
durando fatica a seguirlo.
E così a lungo, a lungo tremolava
lo specchio dell’acqua non ghiacciata.
E quando tornò trascinandosi appena,
leccando il sudore dai fianchi,
la luna sulla capanna le parve
uno dei suoi cuccioli.
Guardava l’azzurro del cielo
con striduli guaiti,
ma la luna sottile scivolava
e si celò nei campi dietro il colle.
E sordamente, come quando in dono
le si butta una pietra per giuoco,
la cagna rotolò i suoi occhi
come stelle d’oro nella neve.
Consigli poetici al lettore curioso:
– Esenin S. A., Poesie e poemetti, Rizzoli, 2000.
– Hack M., Bianca Pauluzzi, Il mio zoo sotto le stelle, Di Renzo Ed., 2007.
– Regan T., Gabbie vuote, Ed. Sonda, 2004.