Ritorno all'Essere Umani

IL LIBRO FERITO

Le nostre cantine e soffitte sono luoghi di memoria confusi, disordinati, stratificati.

In occasione di eventi radicali (traslochi, lutti, separazioni) ci aggiriamo tra angoli, scatoloni, anfratti, ripostigli segreti, e ritroviamo oggetti impolverati, consunti, dimenticati.

Sono “cose di vita” che hanno viaggiato di mano in mano, di luogo in luogo, nel tempo, hanno assorbito impronte di energia tramutatesi in colori sbiaditi, scalfitture, smussature, rotture, fratture.

A volte è necessario ricomporre, ricostruire i ritrovamenti così come dobbiamo fare in parallelo con i pezzi della nostra memoria, dispersi nell’oblio.

Un libro odoroso di antico, con alcune pagine piegate e annotate a matita, un mobiletto fuori moda dagli angoli sbrecciati e un segno circolare del fondo di una tazza bollente impresso indelebilmente sul piano, una vecchia fotografia, con antenati ritratti e nei cui volti si ravvedono dettagli familiari: “cose di vita”, condensatori e rigeneratori di energie vitali nel momento in cui riemergono alla luce, in attesa di narrare la loro storia e incorporare ancora tempo vissuto.

Wabi – sabi è una definizione complessa che, nella cultura giapponese, indica elementi della natura od oggetti portatori della bellezza malinconica e poetica dello scorrere del tempo.

Nel Buddhismo Zen, infatti, la transitorietà che si coglie nell’imperfezione, nell’incompiutezza dell’oggetto in cui traspare il passaggio temporale ci spinge a riflettere sul Vuoto, un Vuoto iperpieno gravido di infinite possibilità, da cui ogni vivente proviene e verso cui ritorna in un circolo eterno.

In una società fondata sul meccanismo di produzione, profitto, consumo le cose vengono comprate, usate, sfruttate, gettate o abbandonate nei dimenticatoi, i nostri luoghi oscuri, dei quali consegniamo le chiavi ad estranei prezzolati, con la richiesta di sgombrarli e ripulirli oppure smaterializzate e inserite in una lucente realtà virtuale, desiderabile, perfetta e falsa.

Eppure se riusciamo a sostare nella nostra frenetica corsa di corpo e mente e ci prendiamo cura delle “piccole cose di vita”, le tocchiamo, annusiamo, auscultiamo, possiamo percepire che ciascuna di esse sfiata narrazioni intrecciate che ci riguardano e in cui ci ritroviamo.

 

Udine, via Solferino, dicembre 1944

 

La sirena suona più volte nella notte profonda per annunciare una nuova incursione aerea: obiettivo bombardare la stazione ferroviaria di Udine, fondamentale nodo strategico in guerra.

La ragazza, Anna Maria e sua madre, Caterina, infilano veloci le ciabatte, si gettano sulle spalle i cappotti pesanti.

Le persone del quartiere limitrofo alla stazione ferroviaria fuggono, a gruppi, in coppia, con il cuore in gola e calzature approssimative.

Si sfolla nei campi aperti poco distanti, ci si stende sull’erba, al freddo, cercando avvallamenti di riparo, il viso rivolto in basso, le mani sulla nuca, si respira odore di terra umida impastato a paura e speranza.

Le ore scorrono come ventate gelide. Poi, nell’alba livida, ombre umane ritornano alle abitazioni, in silenzio. Le strade sono coperte di macerie, alcuni corpi neri e carbonizzati giacciono contorti. Anche la casa della ragazza e della madre è devastata, tagliata a mezzo, offre al cielo l’intimità scomposta e polverosa.

Nella cucina si profila quasi intatta la piccola libreria scolastica della ragazza diciottenne con i testi per preparare la maturità dell’Istituto magistrale.

Le schegge della bomba hanno penetrato e segnato in profondità anche il manuale di scienze: Geografia fisica e geologia ad uso delle scuole medie superiori di Giuseppe della Beffa.

Viene caricato insieme agli altri libri ed oggetti sopravvissuti su una carriola di fortuna. Poi madre e figlia iniziano un cammino alla ricerca di un ricovero provvisorio.

Il libro ferito attraversa tempi e luoghi, avviluppato da narrazioni intense, ricoperto da una patina di sentimenti forti, passa dalle mani di mia madre, Anna Maria Simeoni, alle mie.

Diventa prezioso documento storico, testimonianza concreta delle vite delle persone comuni, vittime e protagoniste della Storia.

Viene usato da me, docente di scuola media superiore, per lezioni di storia a generazioni di studenti e studentesse, che vi lasciano impronte di curiosità, d’interesse, di nuove emozioni, è il punto di partenza e di arrivo di conversazioni in aula sui valori della giustizia, della pace, dell’impegno civile attivo per opporsi ad ogni guerra e sistema di dominio.

Lo conservo con cura, per affidarlo nelle mani di chi vorrà e saprà ascoltare la sua voce e la sua storia, dopo di me.

 

Poesia scelta: haiku, Fotografia dei tempi andati di Cristina Carignani

 

Cerco me così:

accosto il cuore a

volti antichi.

 

Consigli poetici al lettore curioso:

– Carignani C. (haiku), Sbuelz M. (quadri), RobutisPiccole cose

Friuli e Giappone: un incontro tra poesia e pittura, Museo di Storia Contadina di Fontanabona (Comune di Pagnacco), 2007, pag.8

– Koren L., Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, Ponte alle Grazie, 2002

– Mantellini M., Dieci splendidi oggetti morti, Einaudi, 2020

– De Waal E., Un’eredità di avorio e ambra, Bollati Boringhieri, 2011

– Sguazzero T., Le memorie dei bombardamenti alleati sul Friuli nella diaristica, nelle fonti edite e nel materiale documentario dell’IFSML – quaderni in prin n. 2 www.friulinprin.beniculturali.it, 2009

 

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