Un’onda gigantesca, terminante in spumosi artigli, sta per ghermire alcune precarie barchette di pescatori; sullo sfondo il vulcano Fuji osserva in bianco silenzio la scena.
Possiamo interpretare questa immagine potente (Onda a Kanagawa -1832) dell’artista giapponese Katsushika Hokusai come un invito a riflettere contemporaneamente sulla fragilità della vita esposta a improvvisi eventi burrascosi e sulla abilità di resilienza alla difficoltà.
Il termine, mutuato dalla metallurgia dove indica la capacità di un metallo di resistere a forze dinamiche ripetute, si riferisce all’attitudine di fare fronte fisicamente e psicologicamente con continuità a situazioni di estrema negatività, perseguendo con diverse strategie un progetto di cambiamento.
Tutti noi, nel nostro cammino esistenziale, dobbiamo affrontare “tempeste” (malattie gravi, lutti di persone amate…) ma molte persone devono attraversare “uragani particolari”, esperienze di disumanità come guerre, genocidi, torture, internamenti coatti; esperienze provocate non dal corso naturale dell’esistenza, ma dalla crudeltà degli esseri umani contro i loro simili.
Lodovico Belgiojoso, architetto milanese, venne imprigionato nel 1944 nel lager di Mauthausen. Per resistere alle condizioni di totale deumanizzazione, iniziò a comporre mentalmente poesie. Non aveva carta e penna e in ogni caso essere trovato con uno scritto avrebbe comportato la morte. Questo “esercizio quotidiano d’immaginazione” gli ridiede speranza e dignità e lo mantenne vivo. Fu tra i pochi che riuscirono a tornare dallo sterminio.
La creatività artistica, poetica, musicale, narrata in diversi testi dai sopravvissuti (Primo Levi, Boris Pahor, Fred Wander, Aron Appelfeld, Masha Rolnitaike) e sviluppata nei limiti forzati dell’internamento delinea sogni immaginativi di libertà e di nuova vita.
Dal 1965 al 1972 anche Alda Merini vive la reclusione forzata nel manicomio Paolo Pini a Milano. L’esperienza di “demolizione della persona” vissuta in quello spazio di repressione e pena viene da lei rielaborata nelle poesie confluite poi nella raccolta La terra santa.
Lodovico Belgiojoso e Alda Merini: due corpi, due anime che riescono a tessere canti di libertà e di amore in condizioni estreme di disumanità.
Oggi l’homo sapiens sapiens, immemore degli errori della Storia e delle parole di saggezza delle menti illuminate, sta correndo verso un baratro oscuro di disumanità: nazionalismi, razzismi contrapposti, odi etnici e religiosi, risoluzione armata dei conflitti tra Stati, indifferenza.
Oggi il pensiero critico laterale e la resilienza poetica possono e devono diventare luci per guidarci verso il “ritorno all’essere umani”.
Poesie scelte:
Non mi avrete di Lodovico Belgioioso
Ho fame, non mi date da mangiare,
ho sete, non mi date da bere,
ho freddo, non mi date da vestire,
ho sonno, non mi date da dormire!
Sono stanco, mi fate lavorare,
sono sfinito, mi fate trascinare
un compagno morto per i piedi,
con le caviglie gonfie e la testa
che sobbalza sulla terra
con gli occhi spalancati…
Ma ho potuto pensare una casa
in cima a uno scoglio sul mare
proporzionata come un tempio antico.
Sono felice: non mi avrete!
Io ero un uccello di Alda Merini
Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore.
Consigli poetici al lettore curioso:
– Pietro Trabucchi, Resisto dunque sono, Corbaccio, Milano 2007
– Donatella Bisutti, La poesia salva la vita, Mondadori, Milano 1998
– Lodovico Belgiojoso, Notte, Nebbia, racconto di Gusen, Guanda, Milano 1996
– Alda Merini, Fiore di poesia (1951-1997), Einaudi, Torino 2014.