Ritorno all'Essere Umani

ACCANTO ALL’ALA DI UNA RONDINE

Due donne, come elaborate architetture di pieghe di cotone, veli colorati come bozzoli avvolgono corpi morbidi, solo piedi e occhi di kajal spuntano mani fiorite di hennè. Parlano con ristagni orlati di attesa”.

(Francesca Torossi, Diario di viaggio in Marocco 2005/2006)

 

Negli anni settanta, a Roma, in un laboratorio di alta sartoria che produce costumi per film, un gruppo di sarte dipana, sgarbuglia, unisce fili di cucito e di parole. Le donne narrano l’una all’altra problemi familiari e situazioni di vita, tessendo un intreccio di consigli, pareri, confidenze, fondate sulla sorellanza.

 

Nel 1979 a Latina, Fiorella, una ragazza di diciotto anni, vittima di uno stupro da parte di quattro uomini, affida la sua testimonianza all’avvocata, Tina Lagostena Bassi. Per la prima volta in Italia, nel processo, ripreso dalle telecamere e tramesso in RAI, viene denunciato l’atteggiamento di colpevolizzazione e riprovazione morale indirizzato verso le donne violentate. Il coraggio di Fiorella e Tina apre la strada al lunghissimo iter legislativo che porterà vent’anni più tardi, nel 1996, al riconoscimento della violenza sessuale come reato contro la persona e non contro la morale.

 

Nel maggio del 2015, a Sarajevo, cinquecento donne giunte da tutti i paesi dell’ex Jugoslavia, testimoniano le violenze, gli stupri e le successive esperienze di marginalizzazione sociale subite durante il conflitto in Bosnia (1992/1995). Nel Tribunale delle Donne di Sarajevo, ispirato ad analoghe esperienze avviate in Asia, Africa e America Latina fin dagli anni novanta, le vittime escono dal silenzio e dall’ombra per raccontare e denunciare gli abusi subiti, in un clima femminile partecipe che accoglie, ascolta e memorizza per ottenere Giustizia.

 

“Carissima Rosa, attendo con impazienza la Tua risposta. Taccio sulle infinite cose che vorrei ancora dirti. Ti stringo forte, forte sul mio cuore. Tua Clara”.

(Lettera di Clara Zetkin a Rosa Luxemburg, 1918)

 

Nel 1918 due donne, due amiche, due compagne di idee e lotta, socialiste critiche attive nel Partito Socialdemocratico Tedesco, pacifiste, femministe, si parlano e si scrivono in anni difficili e decisivi nella storia europea.

 

Ventidue giugno 1941, Hitler invade l’Urss: migliaia di donne e ragazze si arruolano come infermiere, radiotelegrafiste, cuciniere, lavandaie, soldatesse di fanteria, addette alla contraerea, carriste, pilote di piccoli aerei che attaccano nel cuore della notte i temibili nemici della Luftwaffe.

 

Quasi ogni sabato mattina, nelle vie del centro di Udine Annalisa, Valentina, Anna, Magda, Ivana, Irma e altre formano una scritta a caratteri cubitali con lettere sulla schiena: CESSATE IL FUOCO! Vestite di nero, colore-simbolo del lutto, in piedi, in silenzio profondo, lanciano un appello ostinato contro tutte le guerre. Appartengono al movimento delle Donne in Nero, una rete internazionale femminile che si impegna attivamente contro la guerra, il militarismo, l’industria delle armi, attraverso forme di lotta non violenta, come le vigil, presìdi silenziosi, pregni di parole mute di resistenza ad ogni guerra.

 

Donne  che parlano sommessamente di prigioni e di sogni affacciate a una balaustra sul mare, donne che si confidano segreti e problemi in un laboratorio sartoriale, donne che affidano ad altre donne la memoria sofferta di violenze estreme perché la solidarietà femminile possa aprire la strada alla Verità e alla Giustizia, donne unite dall’impegno, dalla lotta, dalla fedeltà alle Idee, che corrispondono in frasi di carta a distanza, donne che resistono alla guerra e combattono, per necessità, ieri; donne che resistono e chiedono Pace, in silenzio attivo, oggi.

Un filo unisce le donne nello Spazio e nel Tempo: il filo lucente della parola sincera con cui  affidano l’un l’altra dolori, gioie, problemi, sogni, progetti; un filo che diventa corda resistente e solidale, base per rivendicazioni e conquista dei diritti e della parità tra i sessi perché quando una donna è in bilico, in punta di piedi nelle difficoltà, nella durezza spigolosa della vita, la voce e la mano di una madre, di una sorella, di una figlia, di un’amica, di una compagna la sostengono per riprendere il volo.

 

 

Poesia scelta: Accanto all’ala di una rondine di Cristina Carignani, 2022.

 

I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro (…)

Alda Merini

 

Le poetesse scrivono

nelle ore battenti

da alba ad alba

senza lapis, senza carta.

 

Le poetesse scrivono

davanti all’oblò

della lavatrice

ipnotici versi tropicali

in fuga.

 

Le poetesse scrivono

tra un vagito e

l’urlo di un vecchio

demente,

scrivono

sul pannolino

cambiato,

sulla buccia

di patata e

sul sudario

improvvisato.

 

Le poetesse scrivono

nel livido dell’occhio

fino dentro il cuore,

sui nervi spezzati,

sulle ossa rotte,

sul muscolo sfiancato,

sui sogni dal respiro

lungo.

 

Le poetesse scrivono

sul petalo gualcito,

sulla nube riflessa

nell’iride del gatto,

sull’orecchio basso

del cane tradito.

 

Le poetesse scrivono

sul confine frastagliato

dell’Inverno,

al di là del frastuono,

oltre i silenzi.

 

Le poetesse scrivono

in punta di piedi

sul fulmine,

sul cavo elettrico,

accanto all’ala

di una rondine.

 

Consigli poetici al lettore curioso:

– Ozpetek F., Diamanti, film del 2024.

– Processo per stupro: l’arringa di Tina Lagostena Bassi, 1979, https://www.raiplay.it.

– Zajovic S., Duhacek D., Ivekovic D., Il tribunale delle donne. Un approccio femminista alla giustizia, Donne in Nero, Centro per gli Studi delle Donne, Belgrado 2015.

– Alvarez J.G. Kleiser P.B., Le sovversive (Una lettera di Clara Zetkin a Rosa Luxemburg, 1918 pp.197/203), Erre Emme, 1995.

– Aleksievic S., La guerra non ha volto di donna. L’epopea delle donne sovietiche nella seconda guerra mondiale, Bompiani, 2015.

– Armeni R., Una donna può tutto. 1941: volano le Streghe della notte, TEA, 2018.

– Women in black for justice, against war, https://womeninblack.org.

 

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