Ritorno all'Essere Umani

SELFIESTEIN

Un ombrellone appoggiato su un lato nasconde i corpi, ma il mare si gode lo spettacolo in prima fila. Da qui dietro li vedo posare attraverso lo schermo del telefono: si tengono per mano, paiono adolescenti intimi e connessi, tra denti luccicanti e pelle senza increspature.

Qualche pesce ha infranto la superficie per capire meglio, e un granchio si è accomodato accanto a un paguro curioso, che sbuca timidamente dalla sua conchiglia tinta di alghe.

Un lungo braccio scottato dal sole è teso verso il cielo, con la telecamera frontale direzionata a terra. Il pollice spara a ritmo cadenzato, incessante. Scattano a velocità mitragliatrice ed ogni proiettile digitale viene raccolto per lo Zio Web. Congelano attimi plasmando ricordi, ormai è abitudine, da quanto ne so.

D’un tratto scende il silenzio e il vento se la ride. La danza di immagini è conclusa e i due finalmente si alzano. Ora li posso vedere… sono anziani e bellissimi. Lei lo guarda, lui, invece, si volta senza ricambiare. «Scegli il filtro e pubblicale» dice l’uomo con voce roca. La signora, spostandosi i capelli bianchi dal viso, annuisce.

La realtà scricchiola in mezzo alla sabbia, mentre si allontanano a passo incerto.

I pesci fanno le bolle e si immergono; il paguro e il granchio si scambiano un dissenso muto, poi iniziano a scavare.

Piego le ginocchia per spiccare il volo, voglio seguirli. È sempre interessante ammirare l’umano in via di estinzione.  

«Mamma, guarda che bello quel gabbiano» grida una bimba correndo nella mia direzione.

«Allontanati, non vedi che è conciato male?» risponde afferrandola per un braccio. «Vieni, andiamo a videochiamare il nonno.»

 

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