Dalle spaccature aride e profonde di un deserto del Cile si affacciano fiori dai colori intensi.
Un uomo osserva allo specchio una ruga verticale, scrigno sottile di pensieri, esperienze, emozioni.
I ghiacciai del mondo si ritirano, assediati dal rialzo della temperatura terrestre: sulla terra brulla e sulle rocce scoperte si radica una nuova vegetazione.
Una donna sfiora le smagliature sul ventre, rivelazione di gioiose fatiche; un’altra espone perplessa al cielo azzurro una cicatrice a mezzaluna sul seno.
Il pendio di una montagna del Nord- Est italiano accoglie tronchi d’albero spezzati e suolo sfigurato dal passaggio repentino di una tempesta estrema.
Le dita di due innamorati scorrono lievi sulle tracce della pelle dei reciproci corpi: danza di mani intrecciate, racconto muto di Vite.
Il corpo della Terra palesa le tracce di eventi naturali o dello sfruttamento devastante prodotto dalla stolidità e avidità dell’essere umano.
L’involucro esterno dei nostri corpi rivela la mappa variegata dei segni della nostra esistenza: viluppi di linee più o meno marcate sul volto, depositi di stati d’animo stratificati; concrezioni minuscole di svariate forme e sfumature; cicatrici, indizi di traumi, dolori, ferite del corpo e dell’anima.
A partire dal 1400 i ceramisti giapponesi riassemblano i cocci delle tazze usate nella cerimonia del tè, con una resina laccata (urushi) ricoperta da polvere dorata visibile.
Nasce il Kintsugi o Kintsukuroi (“Riparare con l’oro”): arte, filosofia, visione del mondo, che ci invita ad accogliere, ricomporre, abbracciare il danno, a valorizzare e amare le ferite e ci offre una delicata lezione simbolica sulla necessità di imparare dal mutamento, anche traumatico, per evolvere.
Tra la nostra interiorità complessa e la nostra cute si stabilisce una corrispondenza: la nostra pelle ci racconta al mondo, parla intensamente dei nostri graffi, sfregi, lesioni, narra la storia degli ostacoli della vita e nello stesso tempo del coraggio e della perseveranza che abbiamo dimostrato nell’affrontarli e superarli.
Dalle tracce della Terra e dei nostri corpi possono germogliare fiori.
Il corpo è la pergamena dell’anima.
Ogni corpo ha una storia.
Ogni corpo è una storia.
Poesie scelte:
Luce d’inverno, haiku di Cristina Carignani
Luce d’inverno.
E sul tuo viso amo
la ruga nuova.
Tenui ferite, haiku di Luca Fontanini
Tenui ferite
sono dolci ricami
sulle mie sponde.
Consigli poetici al lettore curioso:
– Carignani C., Haiku italiani (Stagioni dell’anima), stampato in proprio, 1996.
– Sansone R., Il segreto della fioritura nel deserto di Atacama, il luogo più arido al mondo, geomagazine.it, 2022.
– Vaia, la tempesta che ha sfregiato le Alpi, Squarci.info/tempesta-vaia.
– Rich N., Perdere la Terra. Una storia recente., Mondadori, Milano 2019.
– Navarro T., Kintsukuroi – L’arte giapponese di curare le ferite dell’anima, Giunti, Milano 2022.
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